Elon Musk ha venduto ai risparmiatori una parte della sua avventura SpaceX e ha indicato in 500 miliardi di dollari il valore futuro della colonia di un milione di abitanti che vuol stabilire su Marte. Le Monde del 1° giugno titolava «I progetti irrealistici di Elon Musk che dovrebbero giustificare la valutazione astronomica di SpaceX»[1] richiamando un’altra avventura: quella settecentesca di John Law con le pianure del Mississippi.

Elon Musk non è solo l’uomo più ricco del mondo: riesce a mettere in atto una delle più grandi mistificazioni della storia, degna del fallimento di John Law (1671-1729), quel finanziere scozzese che vendette un Eldorado borsistico dopo la morte di Luigi XIV, promettendo ricchezze immense nelle pianure del Mississippi.
Le pianure del Mississippi, per Elon Musk, sono il pianeta Marte. Vuole farci credere che sia così, mettendo in mostra il suo sbalorditivo pacchetto di rendimenti, subordinato alla fondazione di una grande colonia su Marte. Le pianure del Mississippi sono anche i data center nello spazio, quei centri di calcolo per l'intelligenza artificiale (IA), che potrebbero funzionare grazie all'inesauribile energia solare dello spazio e raffreddarsi senza problemi nel vuoto.
Fantastica immaginazione, ma i soldi richiesti sono veri e immediati. L’oro e l’argento del Mississippi erano pura immaginazione; quali sono le ricchezze che troveremmo su Marte, qualora ci insediassimo là con la colonia di Musk? John Law prevedeva di spostare in Luisiana nove mila persone, di cui tre mila come schiavi; Musk un milione, con quanti schiavi? Nell’immagine di copertina (fonte NASA) viene rappresentato un insediamento sul pianeta rosso; non così diversa l’immagine della colonia del Mississippi qui sotto. Come è possibile che tutto ciò generi fiducia?

 

Fonte: Wikipedia

 

Ancora Le Monde, questa volta del 12 giugno, titolava «Con la quotazione in Borsa da record di SpaceX, il patrimonio di Elon Musk supera i 1.000 miliardi di dollari»[2] con sottotitolo:
Il titolo della società ha registrato un balzo del 19% nel suo primo giorno di quotazione al Nasdaq, a Wall Street, venerdì 12 giugno, portando il valore dell'azienda a oltre 2.100 miliardi di dollari. La società, ancora in perdita e con un fatturato modesto, è riuscita a vendere agli investitori i progetti irrealistici del suo fondatore.
Il Financial Times – massimo quotidiano finanziario – del 13 giugno,[3] dopo aver evocato le fanfare che hanno accompagnato il lancio in borsa di SpaceX, annotava:
I rivali del settore Big Tech, OpenAI e Anthropic, saranno probabilmente i prossimi, con capitalizzazioni di mercato che si aggirano intorno al trilione di dollari l'uno e l'altro. (…) Ma l'entusiasmo assordante che circonda le quotazioni in borsa è solo l'inizio, perché l'IA ha già stravolto anche i mercati obbligazionari societari, relativamente poco attraenti, con Amazon, Alphabet e Meta, che hanno più che raddoppiato i loro livelli di debito negli ultimi mesi, a circa 300 miliardi di dollari.
Tanti John Law all’opera? Ripeto la domanda: come è possibile gli si dia fiducia? È la fragilità del capitalismo, ben esplorata in un bel libro recente di Dario Togati,[4] professore di economia politica a Torino.

 

Togati annota che molti osservatori giudicano irrazionale la fiducia che milioni di americani continuano a riporre in Trump. Come abbiamo visto, la stessa accusa può essere rivolta a molti fenomeni del capitalismo contemporaneo: le valutazioni astronomiche di imprese che producono pochi utili, con quotazioni miliardarie come quella di SpaceX, o le aspettative che già circondano società come Anthropic e OpenAI. Perché discutiamo se sia “razionale” affidare centinaia di miliardi a promesse tecnologiche sul futuro oppure affidarsi a un leader politico che promette di risolvere problemi economici e sociali?
Nel suo libro Capitalismo fragile. La crisi della fiducia e l’America di Trump , l’autore sostiene che la chiave interpretativa non sia la razionalità, bensì la fiducia. L’economia contemporanea funziona sempre più sulla base di aspettative riguardanti un futuro incerto. Gli investitori che attribuiscono valutazioni enormi a imprese innovative non dispongono di certezze: compiono una scommessa collettiva. Analogamente, gli elettori che sostengono Trump scommettono sulla possibilità che egli riesca a correggere squilibri che percepiscono come reali: perdita di potere d’acquisto, disuguaglianze, deindustrializzazione, indebolimento del “sogno americano”.
La differenza è che, mentre la fiducia degli investitori viene spesso celebrata come spirito imprenditoriale, quella degli elettori viene frequentemente liquidata come errore cognitivo. In entrambi i casi, però, siamo di fronte a decisioni prese in condizioni di incertezza radicale. Quando il futuro non è conoscibile, fidarsi non è un’anomalia: è una necessità. Riprendendo Keynes, il libro interpreta la fiducia come una risorsa indispensabile per orientarsi in un mondo che nessuno controlla e nessuno comprende pienamente. Individui, imprese e governi devono continuamente costruire narrazioni sul futuro per poter agire nel presente. Il problema nasce quando le basi materiali e istituzionali che sostengono tali narrazioni si indeboliscono.

Il successo di Trump può allora essere letto come il sintomo di una crisi della fiducia nelle istituzioni economiche e politiche tradizionali. Non perché i suoi sostenitori siano meno razionali degli investitori che finanziano le grandi promesse dell’intelligenza artificiale, ma perché stanno investendo il loro capitale politico in una promessa diversa. In entrambi i casi si tratta di atti di fiducia. Ciò non significa che tutte le scommesse abbiano la stessa probabilità di successo. La fiducia può generare innovazione, crescita e cooperazione, ma può anche alimentare bolle speculative, illusioni collettive e derive autoritarie. La questione decisiva non è dunque stabilire chi sia razionale e chi no, bensì comprendere come si costruisce, si distrugge e si orienta la fiducia nelle società contemporanee.

 

Il confine tra la fiducia carpita e la truffa è ben rappresento dall’immagine di p. 190 del libro, riportata qui. Le figure – ispirate a un mondo di gatti – sono di Davide Borella, in arte “Dottor Miaus”,[5] e rappresentano una importante chiave interpretativa del libro.
In conclusione, la vera fragilità del capitalismo non nasce dall’irrazionalità degli individui. Nasce dal fatto che un sistema fondato sulle aspettative non può sopravvivere a lungo quando perde la capacità di generare una fiducia condivisa e credibile nel futuro. Chi la carpisce in modo fraudolento e in modo fraudolento ne utilizza il valore simbolico sta minando la nostra società.
Chi deve leggere questo libro? Chi non hai mai studiato economia. Chi ha studiato economia e non ha capito nulla. Chi ha studiato economia e ha dimenticato tutto. Chi è sconvolto dai cambiamenti e non capisce nulla di quel che fa Trump. Infine, chi vuol capire i gatti del Dottor Miaus, che sanno «perché non possiamo non dirci keynesiani».

Un finalino sul titolo SpaceX in borsa: lunedì 22 giugno ha subito un calo storico della capitalizzazione di mercato pari a 400 miliardi di dollari in una sola seduta di borsa, registrando la seconda perdita giornaliera più consistente nella storia aziendale. Questo crollo pone fine al suo straordinario rally di debutto, facendo scendere la capitalizzazione di mercato a 2,03 trilioni di dollari da un picco intraday di quasi 3 trilioni di dollari raggiunto appena una settimana prima. Evviva la fiducia!

 

[1] Les projets irréalistes d’Elon Musk censés justifier la valorisation astronomique de SpaceX, https://www.lemonde.fr/economie/article/2026/06/01/les-projets-irrealistes-d-elon-musk-censes-justifier-la-valorisation-astronomique-de-spacex_6695971_3234.html

[2] Avec l’introduction en Bourse démesurée de SpaceX, la fortune d’Elon Musk dépasse 1 000 milliards de dollars, https://www.lemonde.fr/article-offert/92699b2d1e24-6701131/avec-l-introduction-en-bourse-demesuree-de-spacex-la-fortune-d-elon-musk-depasse-1-000-milliards-de-dollars

[3] AI is disrupting investment, reperibile online se si immette il titolo in un motore di ricerca; il FT consente un accesso (non troppo frequente) a tutti ai suoi articoli, con link che valgono una sola volta.

[4] https://www.economiaepolitica.it/author/teodoro-dario-togati/

[5] https://www.instagram.com/dottormiaus/