La guerra si sta consumando come un cerino. E’ consumata dal tempo trascorso dal suo inizio. Dai rifornimenti di munizioni che non ci sono. Dai pochi territori conquistati e dalla provvisorietà delle conquiste. Gli ucraini non si sono ritirati, questo è il dato. Come ogni guerra deve essere sostenuta da un apparato di comunicazione. Ma ormai anche questa è sfuggita di mano. Certo, non ci sono più i dimostranti in piazza, da quando una leggina ad hoc ha introdotto il riconoscimento facciale dei manifestanti. In compenso Putin è solo.

Solo alla parata del 9 maggio. Di solito sedeva tra i veterani della vittoria. Questa volta a destra e sinistra due ufficiali del Fsb (Kgb). L’anno scorso volarono sopra Mosca perfino i bombardieri strategici, come monito all’occidente. Adesso che è chiaro che la Nato non si può toccare, non è volato nulla. Troppo rischio che il tracciamento dei radar di scoperta confondessero velivoli autorizzati con voli di droni non autorizzati, che sono una minaccia diventata reale, da quando uno ha colpito uno dei tetti del Cremlino.
Ed è rimasto solo, lo Zar, a difendere l’efficienza della guerra. Prigozin, capo della Wagner, posta video a ripetizione, visto da tutti i russi E nell’ultimo ha dichiarato che la controffensiva ucraina è iniziata e che incredibilmente i soldati russi non solo hanno lasciato il fianco della Wagner scoperto, ma hanno abbandonato territori strappati agli ucraini con il sangue dei mercenari, per i quali è stato inaugurato un cimitero apposito.

 Gas e petrolio, crollo delle vendite

Intanto Zelensky ha ricevuto per l’ennesima volta Von der Leyen a Kiev, ma soprattutto ha ricevuto i missili da 250 km inglesi. La non resistenza delle posizioni da parte dei generali russi, che preferiscono evitare i combattimenti, rivelano un fatto incontestabile. In una guerra di attrito nessun generale butta uomini senza una prospettiva. Perché mai resistere? E dunque la resistenza viene meno.

In economia le cose non vanno meglio. Nel pieno della crisi energetica ci volevano 0,024 dollari per comprare un rublo, o se si vuole 40 rubli per un dollaro. Oggi ne bastano 0,013, ossia 80 rubli per un dollaro. Il valore si è dimezzato, nonostante l’obbligo per gli stranieri di pagare in rubli le importazioni di gas, sempre più esigue perché ormai il sistema mondiale si he procurato il gas altrove e perfino il petrolio, seconda fonte di entrate per il bilancio pubblico di Mosca, vale solo più 70 dollari sul mercato libero, quello senza cap.

Fonte: Forbes
Per trovare consenso Putin ha aumentato negli ultimi mesi i salari, le pensioni, tutti i sussidi e le prestazioni sociali, nonché il salario minimo e il suo stesso stipendio, più o meno oltre l’inflazione ufficiale (che sarebbe del 5% ma pochi ci credono), tuttavia per rendere sostenibile questo alle casse dello Stato di Mosca, il Cremlino non può tassare Cina e India, che gli hanno già detto che non lo fiancheggeranno più, piuttosto esplicitamente, dunque non gli resta che alienarsi l’ultima schiera di favoriti del suo regime: gli oligarchi che si sono arricchiti facilmente, che hanno visto congelati i loro beni all’estero ma che hanno ancora aziende e profitti che corrono. Siccome le famiglie e i burocrati pagano poche tasse (e per i burocrati è una partita di giro), tocca agli oligarchi adesso pagare le spese della guerra, militari e nP, visto che per il momento la banca centrale resiste a vendere l’unico asset che si è rivalutato: l’oro. Dopo aver perso le ricchezze all’estero, proprietari di supermercati, banche e fabbriche di farmaci non esulteranno e si chiederanno quando finirà.

 

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Ed è qui, il punto. Putin non sa più rispondere. Quindi l’appuntamento diventa la rielezione del 2024, grande occasione magari per sbarazzarsi del leader che non sa più indicare una direzione, che non sa dipingere un futuro e che semina incertezza.
Biden invece può presentarsi alle elezioni con l’inflazione quasi sotto controllo, il gas americano che viene venduto all’estero, il dollaro un po’ rivalutato e avendo evitato una recessione, e soprattutto nuovamente leader di un’alleanza dei Paesi liberi e democratici che rischiava di contare sempre meno. Putin non ha avversari ufficiali e il fatto che il suo solo avversario ufficiale marcisca in carcere a questo punto potrebbe giocargli contro. Perché nelle dittature il principe deve essere temuto. Sia i generali che non resistono sul fronte che Prigozin che pubblica video a ripetizione mostrano che il capo non spaventa più. E se non spaventa più, in una società verticale, non può essere più il capo. Che la successione poi avvenga proprio il giorno delle elezioni non è necessario. Quando ci sarà un nuovo capo, l’elezione per acclamarlo avverrà e sarà per così dire “fatta su misura”. Ogni giorno che la guerra si consuma come un cerino, ci avvicina a questa prospettiva.